flacius.org

Ovdje ste: Pagina Iniziale Raccolta memoriale
  • Decrease font size
  • Default font size
  • Increase font size
Raccolta memoriale
L’interpretazione di Kokot PDF Stampa E-mail
Istituzione della Raccolta memoriale

Eugen Kokot relizzò ogni particolare della Raccolta. Con la demolizione dei muri  interni l'ambiente fu adeguato alle necessità della Raccolta e nel contempo il suo allestimento fu adeguato allo spazio disponibile. L'arco esistente, che in senso simbolico rappresenta un'arco di tronfo in omaggio al Flacio e alla sua patria, fu dipinto dal Kokot con tralci di vite e foglie di fico. L'arco poi ispirò Kokot nel progettare le bacheche ed i pannelli. Inoltre, Kokot fece eseguire i pavimenti a quadrangoli, come si usava in Germania ai tempi della Riforma,  analogamente, ripetendo i calchi tedeschi, fece invetriare le finestre del balcone. Sua è stata anche la scelta dell'illuminazione. Per dare vita all'esposizione, oltre al ritratto del Flacio,  Kokot intervenne con due mappe, quella dell'Istria dipingendola direttamente sul muro, e quella del Centroeuropa all'epoca della Riforma su pannello, nonché con un quadro ad olio raffigurante Flacio intento a scrivere. Per rendere l'idea della copiosa opera letteraria del Flacio, Kokot eseguì numerose copie di libri ed opuscoli, molto fedeli agli originali, dedicando poi particolare cura all'allestimento di ogni pannello e bacheca.

Leggi tutto...
 
Baldo Lupetino PDF Stampa E-mail
Baldo Lupetino

Baldo Lupetino«Il secondo albonese di cui vi voglio parlare stassera è Baldo Lupetina, vero albonese della città di Albona, che ha scritto poche cose, ma quel poco che ha scritto e detto, e quel poco che è rimasto di quello che lui ha detto, e scritto, è tanto grande, storicamente tanto valido, e tanto umano che forse meglio di questo non è stato detto nel mondo intero.» Citazione della relaziona tenuta da Mijo Mirković ad Albona nel marzo 1962.
Baldo Lupetino (oggi Lupetina), di nobile stirpe, nacque ad Albona nel 1502 (secondo alcune fonti nel 1492). Sua sorella Giovanna sposò nel 1537 Luciano Luciani. La sorella di questo Luciani, Iacoba, fu madre di Mattia Francovich Vlacich.
Baldo divenne frate a 31 o 33 anni (nel 1533 o 1535, secondo le varie fonti) del convento francescano dei frati minori a Piedalbona. Avanzò rapidamente e divenne guardiano e poi provinciale nel convento di S. Francesco della Vigna a Venezia. Baldo influenzò in modo decisivo il Flacio: su suo suggerimento Flacio nel 1539 abbandonò Venezia per continuare gli studi in Germania, dove abbracciò definitivamente il luteranesimo.

Leggi tutto...
 
Flacio su Lupetino PDF Stampa E-mail
Baldo Lupetino

Mattia Flacio nella sua lettera Christiana Adhortatio... inviata al Senato veneto nel 1565, (la quale sembra non sia arrivata a destinazione, per cui Flacio inviò una seconda lettera da Augusta il 26 giugno 1570), scrisse che Baldo è suo parente (cognatum) e maestro (praeceptor meum). Oltre a ciò Flacio osservò che Baldo era un frate molto istruito (doctissimus monacus) e pio (piissimus) nonché importante (praestantissimus), che da vent'anni anni (in effetti quattordici) era carcerato a Venezia quale testimone del Vangelo di Cristo.

(Cfr. Tomaso Luciani, Mattia Flacio, Istriano di Albona, Notizie e documenti, Pula, 1869, pag 22)

 
L’inquisizione PDF Stampa E-mail
Baldo Lupetino
I zelanti cattolici, in special modo il cardinale Carafa (in seguito papa Paolo IV) richiedevano l'istituzione del Santo Uffizio, per cui il papa Paolo III con bolla del 1o aprile 1543 designò sei cardinali col titolo di inquisitore della fede e con il compito di disaminare e decidere in merito a tutte le questioni di eresia da ambo le parti delle Alpi.
Il Senato veneto limitò in parte il potere degli inquisitori, specialmente nei riguardi dei laici, ma in sostanza cedette alle pressioni di Roma, in particolar modo con l'insediamento del doge Francesco Donà (1545-1553), che appoggiò pienamente l'inquisitore, il nunzio apostolico Giovanni Della Casa (1503-1556) e, dopo lo smacco dei protestanti della Lega di Schmalkalden subito dalle forze dell'imperatore Carlo V il 24 aprile 1547 nella battaglia di Műhlberg, il doge permise l'esecuzione della pena capitale su richiesta dell'Inquisizione.
Leggi tutto...
 
La prima difesa PDF Stampa E-mail
Baldo Lupetino

 «E' conservata la sua breve difesa scritta, inviata dal carcere al Consiglio dei Dieci. In essa egli rileva come negli anni passati avesse predicato a Cherso umiltà verso Cristo, fede in Gesù Cristo e compassione per il prossimo, e secondo lui, in questo è contenuta tutta la vera e sincera vita del cristiano. Lamentò di essere vittima di frati malintenzionati perché si era rifiutato a pubblicare un loro perdono giubilare. Infine denuncia la campagna denigratoria contro di lui basata su testimoni assoldati di pessima reputazione e fama.»

(Cfr. Mirko Breyer, O Istraninu fra Baldu Lupetini (1502-1556), Istra, Anno 14, n. 2/1976, pag. 38)

 
Il grido d’aiuto di Altieri PDF Stampa E-mail
Baldo Lupetino
Baldassare Altieri, proveniente dall'Aquila, negli Abruzzi (? – 1552), per un periodo segretario dell' ambasciatore inglese a Venezia Sigismundo Harvel (dal 1540 al 1548),  poi rappresentante dei principi tedeschi protestanti ( dell'Assia e della Sassonia), convinto seguace della Riforma, scrisse una lettera a Martin Lutero per stimolarlo a muoversi. Nella lettera Altieri cerca di convincere Lutero di usare tutta la propria influenza sui principi tedeschi protestanti affinché facessero pressione sul Senato veneto a favore dei seguaci della Riforma incarcerati. Un'azione simile cercò di promuovere in Svizzera (scrisse a Heinrich Bullinger a Zurigo, ma senza risultato). Infine, anche lui perseguitato, dovette abbandonare Venezia nel 1549. Secondo una fonte, morì a Ferrara.
Leggi tutto...
 
La lettera di Lutero PDF Stampa E-mail
Baldo Lupetino

Nella lettera che portava Flacio stava scritto: «Siamo venuti a conoscenza che da Voi in Italia si trovano in grossa difficoltà viri pii e onorati, seguaci della pura fede di Cristo. Si sente dire che sono colpiti da severe persecuzioni solo per il fatto di aver abbracciato il Vangelo e perché vogliono dappertutto affermarlo in gloria e divulgarlo. Perciò noi, ai quali sta molto a cuore che la vera parola del Vangelo si affermi e si mantenga in tutte le chiese, colpiti da profonda e sincera compassione con quei viri che amano Dio,  perché ai cristiani devono stare molto a cuore i grandi patimenti e le lacrime amare di coloro che sono martiri della verità evangelica. Come ci è stato detto, che su ordine del papa romano tra gli altri è stato accusato Baldo Lupetino, uomo di decise virtù e profonda sapienza, e che si trova in carcere in pericolo di vita, abbiamo creduto che sia nostro dovere intercedere a favore suo e degli altri.»
La lettera del giugno 1543 termina con calde raccomandazioni e preghiere di grazia.

(Cfr. Mirko Breyer, O Istraninu fra Baldu Lupetini (1502-1556), Istra, Anno 14, n. 2/1976, pag. 38)

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 Succ. > Fine >>

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL